Imparare a rispondere invece che reagire


Un elemento chiave per svegliarci dalla trance in cui viviamo e’ quello di fermarci, riconoscere i nostri sentimenti e aprirci ad uno spazio più grande di quel bozzolo che e’ la nostra mente persa in pensieri. La nostra tendenza è quella di farci prendere in un ciclo di reattività. Per poter uscire da questo ciclo, dobbiamo coltivare la capacità di fermarci, riconoscere e aprirci.

Uso spesso la metafora della “seconda freccia” perché la trovo veramente utile. Buddha raccontò una parabola con questo insegnamento: “Se vieni colpito da una freccia, ti colpisci poi con un’altra freccia?”

Se guardiamo agli accadimenti delle nostre giornate, quando per esempio soffriamo fisicamente, o qualcuno ci tratta male, o quando qualcosa di brutto succede alle persone che amiamo….. questa è la prima freccia. La nostra mente e il nostro corpo entrano allora in un ciclo di reattività che non aiuta ad eliminare la sofferenza. Addossiamo la colpa agli altri, oppure incolpiamo noi stessi. Questa è la seconda freccia.

Guarigione dalla sofferenza e libertà vengono dalla “non-proliferazione” dei nostri pensieri. “Non-proliferazione” significa avere la saggezza di fare una pausa, ritornare nel presente e fare ricorso alla saggezza e bonta’ intrinseche alla nostra natura. In tal modo, siamo in grado di rispondere con intelligenza alla sofferenza invece di avere una reazione basata sulla paura.

Questo processo è simile a cio’ che facciamo nella meditazione: ci fermiamo, riconosciamo e ci apriamo a cio’ che e’ qui adesso. Per esempio, quando ci diamo addosso per aver fatto un errore, proviamo a dire a noi stessi: “Okay, fermati un attimo. Cosa sta veramente accadendo? Posso riconoscere cosa c’e’ qui – uno spazio piu’ grande fatto di suoni, sensazioni ed emozioni? Riesco ad aprirmi a questa presenza?”

Quando cominciamo a prestare attenzione al momento presente, torniamo a casa, al nostro cuore che e’ naturalmente saggio. Se la nostra risposta viene da questa presenza, allora stiamo rispondendo al problema, non reagendo ad esso.

“Hai la pazienza di aspettare che il fango si posi sul fondo e l’acqua diventi limpida? Puoi
rimanere immobile fino a che l’azione giusta si manifesti da se’?” 

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